mercoledì 23 marzo 2011
L'ignoranza dei giornaliasti
Titolo "Panico a Tokyo", MA SAI LEGGERE!!!! sullo schermo c'e` scritto SENDAI. Studia ignorante http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/28615/
martedì 22 marzo 2011
La vergogna dei giornalisti 2 . L'articolo falso!
Quando stavo a Nagoya io e F. abbiamo letto questo articolo.
Non sapevamo se piangere o ridere. Di tutto quello che e` stato scritto su Peppe e in particolare la telefonata e` falso.
La foto nella sua pizzeria e` vera, ma non l'ha fatta il fotografo e` quella che Peppe ha usato su facebook.
Purtroppo e` uscito sul Corriere e non sul giornale locale, creando non pochi problemi al povero Peppe vittima di questo articolo
Ringrazio i giornalisti per aver creato il panico e fatto disperare i nostri cari. Se ne avessi avuto la forza li avrei denunciati e richiesto i danni (quanti di noi hanno dovuto pagare un viaggio non previsto)
Peppe è uno dei molti che hanno fatto grande l’Italia all’estero. La sua storia fa comprendere il valore, il coraggio, la dolcezza e la semplicità di questo ragazzo dal naso partenopeo. Peppe non padroneggia un italiano perfetto e l’inflessione dialettale è predominante, ma ciò che dice e racconta arriva sempre dritto al cuore: aveva circa 20 anni quando venne accoltellato perché - sembra impossibile, ma è storia di oggi - si era innamorato di una ragazza di cui non doveva innamorarsi. Era stato avvertito del rischio della sua scelta, ma le motivazioni che gli erano state fornite erano impossibili da comprendere per un ragazzino della sua età. Peppe rimane qualche mese in coma e al suo risveglio chiede aiuto a sua nonna, la donna che lo ha cresciuto: «Nonna, io non voglio rimanere in Italia, ho paura. La cosa che so fare meglio di tutte è la pizza. Secondo te, qual è il Paese dove piace di più la pizza?». La nonna rispose che le pareva che ai giapponesi la pizza piacesse, e Peppe, raccolto tutto il suo denaro, parte da solo per Tokyo, città dove inizia immediatamente a lavorare. Come garzone, aiuto cuoco e poi, finalmente, come pizzaiolo.
Pizza dopo pizza, ristorante dopo ristorante, Peppe in soli cinque anni riesce ad avere una pizzeria tutta sua – che ha chiamato La Bicocca - e a fare breccia nel cuore della gente della città, che lo ama. Oggi, o meglio, sino allo scorso venerdì, Peppe era diventato un personaggio pubblico: andava nelle scuole ad insegnare ai bambini giapponesi a fare la pizza napoletana; era a fare ospitate sulla televisione nazionale per raccontare i segreti del suo impasto; era all’ambasciata italiana, a fondare l’associazione dei pizzaioli napoletani in Giappone. E tutte le sere nel suo locale, a lavorare sodo, sempre, fino a tarda notte.
Oggi Peppe è uno degli ultimi italiani rimasto a Tokyo, molti sono già tornati in Italia o si sono spostati in altre città del Giappone. Altri invece hanno deciso di restare a Tokyo: non hanno lasciato case, lavoro, parenti e amici, sperando che in qualche modo la situazione possa tornare alla normalità. «L'ambasciata italiana resterà aperta finchè ci sarà l'ultimo italiano» ha detto l'ambasciatore Vincenzo Petrone che in collegamento in diretta da Tokyo durante la trasmissione di Porta a Porta ha riferito la situazione dei connazionali presenti nel paese. «Nella zona di esclusione - cioè quella attorno alla centrale, ha rassicurato Petrone - non ci sono comunque più italiani».
Peppe ha paura, ma non vuole andarsene. Non vuole scappare dalla città che lo ha accolto, non vuole abbandonare la gente che gli vuole bene. «Venerdì è stata durissima: ho avuto il tempo di pregare, di chiedere scusa per tutti i miei peccati e ho chiuso gli occhi pensando che tutto sarebbe sparito. Poi ho riaperto gli occhi e tutto era ancora lì, ma era caduto per terra. In mattinata mi ha chiamato l’Ambasciatore per dirmi di andare via subito, che è pericoloso. Ma mi dispiace lasciare questa gente. Se non faccio io la pizza, nessuno va più al ristorante. La città è vuota, per le strade non c’è più nessuno: sono tutti chiusi nelle case. I negozi sono serrati e gli alimentari non hanno più nulla da vendere, in alcune zone della città non c’è l’acqua e l’elettricità funziona solo ogni tanto. Sembra di essere in una città fantasma». Proprio lunedì la moglie di Peppe, che si è sposato con una ragazza giapponese, ha scoperto di essere incinta e lui, fiero, ha detto che diventerà papà. E questo è l’unico motivo per cui Peppe prenderà un treno e si sposterà per qualche giorno nel sud del Giappone. «Ma voglio tornare, perché la mia vita è tutta in questa città».
Non sapevamo se piangere o ridere. Di tutto quello che e` stato scritto su Peppe e in particolare la telefonata e` falso.
La foto nella sua pizzeria e` vera, ma non l'ha fatta il fotografo e` quella che Peppe ha usato su facebook.
Purtroppo e` uscito sul Corriere e non sul giornale locale, creando non pochi problemi al povero Peppe vittima di questo articolo
Ringrazio i giornalisti per aver creato il panico e fatto disperare i nostri cari. Se ne avessi avuto la forza li avrei denunciati e richiesto i danni (quanti di noi hanno dovuto pagare un viaggio non previsto)
Giuseppe erricchiello, 26 anni, fa il pizzaiolo nella capitale giapponese
«Io, Peppe, il pizzaiolo: uno degli ultimi italiani rimasti a Tokyo»
«Ho ricevuto una telefonata: "Scappa finchè sei in tempo"»
Giuseppe erricchiello, 26 anni, fa il pizzaiolo nella capitale giapponese
«Io, Peppe, il pizzaiolo: uno degli ultimi italiani rimasti a Tokyo»
«Ho ricevuto una telefonata: "Scappa finchè sei in tempo"»
MILANO - «Peppe, sei uno degli ultimi degli italiani rimasti a Tokyo. Ti prego, scappa». Sarebbe iniziata così la telefonata ricevuta martedì mattina da Giuseppe Erricchiello, in arte Peppe, pizzaiolo nato 26 anni fa ad Afragola, vicino a Napoli, e residente a Tokyo da cinque anni. Una telefonata fatta dall'ambasciata italiana nella città giapponese, secondo quanto riferisce lo stesso pizzaiolo, ma smentita dalle fonti consolari italiane di Tokyo tramite funzionari del ministero degli Esteri a Roma. Peppe è uno dei molti che hanno fatto grande l’Italia all’estero. La sua storia fa comprendere il valore, il coraggio, la dolcezza e la semplicità di questo ragazzo dal naso partenopeo. Peppe non padroneggia un italiano perfetto e l’inflessione dialettale è predominante, ma ciò che dice e racconta arriva sempre dritto al cuore: aveva circa 20 anni quando venne accoltellato perché - sembra impossibile, ma è storia di oggi - si era innamorato di una ragazza di cui non doveva innamorarsi. Era stato avvertito del rischio della sua scelta, ma le motivazioni che gli erano state fornite erano impossibili da comprendere per un ragazzino della sua età. Peppe rimane qualche mese in coma e al suo risveglio chiede aiuto a sua nonna, la donna che lo ha cresciuto: «Nonna, io non voglio rimanere in Italia, ho paura. La cosa che so fare meglio di tutte è la pizza. Secondo te, qual è il Paese dove piace di più la pizza?». La nonna rispose che le pareva che ai giapponesi la pizza piacesse, e Peppe, raccolto tutto il suo denaro, parte da solo per Tokyo, città dove inizia immediatamente a lavorare. Come garzone, aiuto cuoco e poi, finalmente, come pizzaiolo.
Pizza dopo pizza, ristorante dopo ristorante, Peppe in soli cinque anni riesce ad avere una pizzeria tutta sua – che ha chiamato La Bicocca - e a fare breccia nel cuore della gente della città, che lo ama. Oggi, o meglio, sino allo scorso venerdì, Peppe era diventato un personaggio pubblico: andava nelle scuole ad insegnare ai bambini giapponesi a fare la pizza napoletana; era a fare ospitate sulla televisione nazionale per raccontare i segreti del suo impasto; era all’ambasciata italiana, a fondare l’associazione dei pizzaioli napoletani in Giappone. E tutte le sere nel suo locale, a lavorare sodo, sempre, fino a tarda notte.
Oggi Peppe è uno degli ultimi italiani rimasto a Tokyo, molti sono già tornati in Italia o si sono spostati in altre città del Giappone. Altri invece hanno deciso di restare a Tokyo: non hanno lasciato case, lavoro, parenti e amici, sperando che in qualche modo la situazione possa tornare alla normalità. «L'ambasciata italiana resterà aperta finchè ci sarà l'ultimo italiano» ha detto l'ambasciatore Vincenzo Petrone che in collegamento in diretta da Tokyo durante la trasmissione di Porta a Porta ha riferito la situazione dei connazionali presenti nel paese. «Nella zona di esclusione - cioè quella attorno alla centrale, ha rassicurato Petrone - non ci sono comunque più italiani».
Peppe ha paura, ma non vuole andarsene. Non vuole scappare dalla città che lo ha accolto, non vuole abbandonare la gente che gli vuole bene. «Venerdì è stata durissima: ho avuto il tempo di pregare, di chiedere scusa per tutti i miei peccati e ho chiuso gli occhi pensando che tutto sarebbe sparito. Poi ho riaperto gli occhi e tutto era ancora lì, ma era caduto per terra. In mattinata mi ha chiamato l’Ambasciatore per dirmi di andare via subito, che è pericoloso. Ma mi dispiace lasciare questa gente. Se non faccio io la pizza, nessuno va più al ristorante. La città è vuota, per le strade non c’è più nessuno: sono tutti chiusi nelle case. I negozi sono serrati e gli alimentari non hanno più nulla da vendere, in alcune zone della città non c’è l’acqua e l’elettricità funziona solo ogni tanto. Sembra di essere in una città fantasma». Proprio lunedì la moglie di Peppe, che si è sposato con una ragazza giapponese, ha scoperto di essere incinta e lui, fiero, ha detto che diventerà papà. E questo è l’unico motivo per cui Peppe prenderà un treno e si sposterà per qualche giorno nel sud del Giappone. «Ma voglio tornare, perché la mia vita è tutta in questa città».
Massimo Triulzi
15 marzo 2011(ultima modifica: 16 marzo 2011)
15 marzo 2011(ultima modifica: 16 marzo 2011)
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Peppe nella sua pizzeria |
La vergogna dei giornalisti italiani
Riporto qui una lettera aperta che esprime la rabbia e il rammarico di noi italiani che viviamo in Giappone, poi faro anch`io delle ricerche per i miei commenti su altri articoli
pubblicata da Alessandro Clementi il giorno lunedì 21 marzo 2011 alle ore 0.49
Sig. Visetti,
non scomoderò per lei parole come deontologia: una veloce scorsa ai suoi articoli passati mi dà già sufficientemente l'idea che lei, il suo patto con il diavolo, l'ha firmato e controfirmato da parecchio. Lei e la deontologia avete in comune quanto l'acqua con l'olio, quanto i cannoli con gli ossobuchi.
D'altra parte, non scomoderò nemmeno l'unica parola capace di rispondere a quanto lei, con il potere che purtroppo le è stato attribuito, sta compiendo nel piccolo contro noi, comunità italiana in Giappone, e nell'enorme, contro un popolo investito da una sofferenza che evidentememte le è estranea come mille anni fa il Qoelet a un aborigeno australiano. La parola è vergogna, ma non la scomoderò, dicevo, perché altrimenti questa lettera finirebbe qua.
Tengo invece un profilo basso, bassissimo, e le chiedo in che modo riuscirà a dare conto della quantità inverosimile di menzogne che è riuscito a mettere insieme nell'articolo che oggi, 20 marzo, le hanno pubblicato sul quotidiano la Repubblica ("Tokyo, capitale in agonia") e che - sempre nell'intenzione di mantenere un profilo basso - userò come riferimento.
(Riferimento... rimanga tra noi, sig. Visetti, ma io dalla lettura del suo articolo ho provato un senso di umiliazione così cocente come penso di aver sperimentato solo poche volte nella mia vita. Umiliazione infinitamente accresciuta dal fatto che sì, di penna si ferisce più che di spada, ma di solito non da una penna come la sua che è palese abbia esaurito ogni possibilità di crescita intorno alla seconda media)
Sig. Visetti, mi dicono che è vero che è inviato in Giappone, che lei è presente sul territorio, e non sulla collina di Posillipo a giocare alla playstation, come invece immaginavo. Io comincio, eh, poi mi fermi lei:
"in 4 milioni sono già fuggiti"... mi dia la fonte per cortesia. Capisco che sui conclamati 13 milioni di abitanti della capitale siano noccioline, ma sono pur sempre quasi il doppio di Roma. Insomma, numeri importanti.
"al riparo dalla nube atomica". Non è Chernobil, non lo è nemmeno lontanamente. Questo anche al suo giornale sono stati constretti ad ammetterlo. "E come vuoi chiamarla?". Sig. Visetti, come avevano capito molte persone prima del nostro Moretti, le parole sono importanti: lei adeso mi vuol negare che nelle sue intenzioni non c'era un richiamo intenzionale all'immagine che noi tutti serbiamo di quell'episodio? Davvero? Davvero davvero davvero?
"nella periferia a nord di Tokyo arriva invece l'orda dei disperati che scappano da Fukushima". Anche qui, sig. Visetti, al di là della menzongna mortificante, è una questione di linguaggio. Oltre che spaventosamente immobili nel loro cliché (ma non è colpa sua, si intende, lei fa quel che può) sono parole che si usano per il Darfur, non per Tokyo. Anche qui, l'intento (mi perdonerà, ma con lei davanti come interlocutore mi viene da ridere a chiamarlo così) subliminale è evidente.
" Il governo ha ammesso che tracce di iodio radioattivo sono state rinvenute nell'acqua potabile di Tokyo e delle aree vicine. Livelli anomali, ufficialmente sotto i limiti di legge e non immediatamente pericolosi per la salute". Il governo che ha "ammesso", pubblica dal 15 marzo sul sito ufficiale del Ministero dell'istruzione e scienza dati ragionati e dettagliati sulle rilevazioni di radiazioni regione per regione, e la notizia è da lì che arriva. Per "ammettere", occorre prima aver negato o almeno taciuto. Pensa in tutta fede che il governo abbia anche solo pensato di tacere su una cosa così facilmente verificabile? O che posticipare la notizia di uno o due giorni abbia avuto una ragione politica? E i livelli? Che la rilevazione è di 2,9 e che il livello di norma per i.n.i.z.i.a.r.e a essere pericoloso è di 300, non lo dice?
Lei è semplicemente colpevole, sig. Visetti, di un uso viziato e intenzionalmente deviante delle parole che utilizza.
Mi accorgo di starmi perdendo dietro di lei, sig. Visetti, sto annoiando chi mi legge e facendo così il suo gioco, visto che invece vedo come i suoi articoli siano "consigliati" da 2.000 persone su FB. Ottima idea quella di poter solo "consigliare" e non il contrario, per fare una media ragionata. Ad ogni modo mi limito solo ai punti eclatanti.
" A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all'asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori"... questa è meravigliosa. Non riesco a non sorridere, mentre mi sento come qualcosa che si svuota dentro. Una volta, una simpatica responsabile stampa di una casa editrice mi voleva convincere a scrivere che un'intervista che avevo fatto tramite mail, in realtà l'avevo fatta in un elegante caffè "della" Ginza (sic). Mi rifiutiai. Immagino che anche nel suo caso, la scelta del luogo abbia a che fare con un certo modo di intendere il giornalismo, e che ha come premessa quello di intendere i lettori come tanti campagnoli che reagiscono al nome di "Ginza" come gli emigranti di inizio 900 a quello di Long Island.
"I cibi confezionati, purché prodotti prima dell'11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. (...) Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%."
Le fonti, per cortesia. Ah, a proposito, i litri sono 20, e solo in determinati distibutori.
"Devono dire in anticipo cosa può succedere - dice Reiko Fukushima, direttore di un'importante catena di negozi - non confessare quanto è già avvenuto". Mi piace questa Reiko Fukushima, l'unica voce in un articolo che intende parlare per - la cito, sig. Visetti - 35 milioni (BUM!) di persone (anzi no, 31, perché 4 se ne sono andati, è vero). Adorerei sapere quale raffinato criterio ha seguito nella sua selezione.
"lo spettro di un'esplosione nucleare". Ecco, questo è grave, perché non solo non è nemmeno lontanamente possibile un'esplosione del genere (come del resto lei sa benissimo), ma l'instillare l'idea in riferimento a un paese che sa che cosa vuol dire una vera esplosione nucleare la copre di una colpa di cui mi auguro verrà chiamato a rispondere il prima possibile, possibilmente, e non sto scherzando, in un'aula di tribunale.
"eco-evacuati". Ma lei è un artista, sig. Visetti! E' tutta farina del suo sacco?
"Tragico il problema dello smaltimento delle vittime dello tsunami, fra 25 e 40 mila". ...40 mila...
VERGOGNAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!! (mi scusi, alla fine mi è scappata)
non scomoderò per lei parole come deontologia: una veloce scorsa ai suoi articoli passati mi dà già sufficientemente l'idea che lei, il suo patto con il diavolo, l'ha firmato e controfirmato da parecchio. Lei e la deontologia avete in comune quanto l'acqua con l'olio, quanto i cannoli con gli ossobuchi.
D'altra parte, non scomoderò nemmeno l'unica parola capace di rispondere a quanto lei, con il potere che purtroppo le è stato attribuito, sta compiendo nel piccolo contro noi, comunità italiana in Giappone, e nell'enorme, contro un popolo investito da una sofferenza che evidentememte le è estranea come mille anni fa il Qoelet a un aborigeno australiano. La parola è vergogna, ma non la scomoderò, dicevo, perché altrimenti questa lettera finirebbe qua.
Tengo invece un profilo basso, bassissimo, e le chiedo in che modo riuscirà a dare conto della quantità inverosimile di menzogne che è riuscito a mettere insieme nell'articolo che oggi, 20 marzo, le hanno pubblicato sul quotidiano la Repubblica ("Tokyo, capitale in agonia") e che - sempre nell'intenzione di mantenere un profilo basso - userò come riferimento.
(Riferimento... rimanga tra noi, sig. Visetti, ma io dalla lettura del suo articolo ho provato un senso di umiliazione così cocente come penso di aver sperimentato solo poche volte nella mia vita. Umiliazione infinitamente accresciuta dal fatto che sì, di penna si ferisce più che di spada, ma di solito non da una penna come la sua che è palese abbia esaurito ogni possibilità di crescita intorno alla seconda media)
Sig. Visetti, mi dicono che è vero che è inviato in Giappone, che lei è presente sul territorio, e non sulla collina di Posillipo a giocare alla playstation, come invece immaginavo. Io comincio, eh, poi mi fermi lei:
"in 4 milioni sono già fuggiti"... mi dia la fonte per cortesia. Capisco che sui conclamati 13 milioni di abitanti della capitale siano noccioline, ma sono pur sempre quasi il doppio di Roma. Insomma, numeri importanti.
"al riparo dalla nube atomica". Non è Chernobil, non lo è nemmeno lontanamente. Questo anche al suo giornale sono stati constretti ad ammetterlo. "E come vuoi chiamarla?". Sig. Visetti, come avevano capito molte persone prima del nostro Moretti, le parole sono importanti: lei adeso mi vuol negare che nelle sue intenzioni non c'era un richiamo intenzionale all'immagine che noi tutti serbiamo di quell'episodio? Davvero? Davvero davvero davvero?
"nella periferia a nord di Tokyo arriva invece l'orda dei disperati che scappano da Fukushima". Anche qui, sig. Visetti, al di là della menzongna mortificante, è una questione di linguaggio. Oltre che spaventosamente immobili nel loro cliché (ma non è colpa sua, si intende, lei fa quel che può) sono parole che si usano per il Darfur, non per Tokyo. Anche qui, l'intento (mi perdonerà, ma con lei davanti come interlocutore mi viene da ridere a chiamarlo così) subliminale è evidente.
" Il governo ha ammesso che tracce di iodio radioattivo sono state rinvenute nell'acqua potabile di Tokyo e delle aree vicine. Livelli anomali, ufficialmente sotto i limiti di legge e non immediatamente pericolosi per la salute". Il governo che ha "ammesso", pubblica dal 15 marzo sul sito ufficiale del Ministero dell'istruzione e scienza dati ragionati e dettagliati sulle rilevazioni di radiazioni regione per regione, e la notizia è da lì che arriva. Per "ammettere", occorre prima aver negato o almeno taciuto. Pensa in tutta fede che il governo abbia anche solo pensato di tacere su una cosa così facilmente verificabile? O che posticipare la notizia di uno o due giorni abbia avuto una ragione politica? E i livelli? Che la rilevazione è di 2,9 e che il livello di norma per i.n.i.z.i.a.r.e a essere pericoloso è di 300, non lo dice?
Lei è semplicemente colpevole, sig. Visetti, di un uso viziato e intenzionalmente deviante delle parole che utilizza.
Mi accorgo di starmi perdendo dietro di lei, sig. Visetti, sto annoiando chi mi legge e facendo così il suo gioco, visto che invece vedo come i suoi articoli siano "consigliati" da 2.000 persone su FB. Ottima idea quella di poter solo "consigliare" e non il contrario, per fare una media ragionata. Ad ogni modo mi limito solo ai punti eclatanti.
" A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all'asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori"... questa è meravigliosa. Non riesco a non sorridere, mentre mi sento come qualcosa che si svuota dentro. Una volta, una simpatica responsabile stampa di una casa editrice mi voleva convincere a scrivere che un'intervista che avevo fatto tramite mail, in realtà l'avevo fatta in un elegante caffè "della" Ginza (sic). Mi rifiutiai. Immagino che anche nel suo caso, la scelta del luogo abbia a che fare con un certo modo di intendere il giornalismo, e che ha come premessa quello di intendere i lettori come tanti campagnoli che reagiscono al nome di "Ginza" come gli emigranti di inizio 900 a quello di Long Island.
"I cibi confezionati, purché prodotti prima dell'11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. (...) Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%."
Le fonti, per cortesia. Ah, a proposito, i litri sono 20, e solo in determinati distibutori.
"Devono dire in anticipo cosa può succedere - dice Reiko Fukushima, direttore di un'importante catena di negozi - non confessare quanto è già avvenuto". Mi piace questa Reiko Fukushima, l'unica voce in un articolo che intende parlare per - la cito, sig. Visetti - 35 milioni (BUM!) di persone (anzi no, 31, perché 4 se ne sono andati, è vero). Adorerei sapere quale raffinato criterio ha seguito nella sua selezione.
"lo spettro di un'esplosione nucleare". Ecco, questo è grave, perché non solo non è nemmeno lontanamente possibile un'esplosione del genere (come del resto lei sa benissimo), ma l'instillare l'idea in riferimento a un paese che sa che cosa vuol dire una vera esplosione nucleare la copre di una colpa di cui mi auguro verrà chiamato a rispondere il prima possibile, possibilmente, e non sto scherzando, in un'aula di tribunale.
"eco-evacuati". Ma lei è un artista, sig. Visetti! E' tutta farina del suo sacco?
"Tragico il problema dello smaltimento delle vittime dello tsunami, fra 25 e 40 mila". ...40 mila...
VERGOGNAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!! (mi scusi, alla fine mi è scappata)
mercoledì 16 marzo 2011
Travolta dagli eventi
Dopo il ritorno a casa, io e F. "o napoletano" controllammo le notizie, la situazione sostanzialmente non era cambiata. Anche l`Ambasciata, non dava segni di allarmismi, anche se consigliava a chi non aveva impellente necessita` di stare a Tokyo di allontanarsi dalla citta` per prevenzione.
Durante la mattina avevo anche contattato degli amici che stavano a Osaka e a Kobe e che pensavo di incontrare. Dato che non avevo nessuna intenzione di uscire dal Giappone, avevo pensato di fare un giro nel Kansai (a Sud-Ovest del Giappone) finche` la situazione si calmasse e anche per tranquillizare i miei.
Ma dall`Italia mi facevano pressioni. Ho sentito via skype il Titti poverino era molto preoccupato anche se sembrava calmo. Era rimasto tutta la notte a scrivermi messaggi di lasciare il Giappone immediatamente e non riceveva risposta, perche non mi mandava i messaggi sul cellulare. Le notizie in Italia erano terribili, molto di piu che in Giappone e a volte anche false (su questo poi scrivero` un blog a parte). "O napoletano", cercava di tranquillizzarmi, ma dopo la telefonata, mi sono sentita costretta a partire, anche se non volevo.
Partire e per dove? non certo in Italia, volevo stare per quanto possibile il piu` vicino a Tokyo. Il Titti mi ha detto di uscire dal Giapppone, ma molto mi hanno detto "torna a casa presto". CASA bella parola, la mia casa, la mia vita e` Tokyo. Ho lasciato il lavoro, gli amici, i padroni di casa che sono cosi` carini, la mia casa con la biancheria ancora stesa, le pulizie a meta`, la verdura apena comprata nel frigo. Non volevo lasciare la MIA CASA non cosi`, scappando e lasciando gli altri li`.
Durante la mattina avevo anche contattato degli amici che stavano a Osaka e a Kobe e che pensavo di incontrare. Dato che non avevo nessuna intenzione di uscire dal Giappone, avevo pensato di fare un giro nel Kansai (a Sud-Ovest del Giappone) finche` la situazione si calmasse e anche per tranquillizare i miei.
Ma dall`Italia mi facevano pressioni. Ho sentito via skype il Titti poverino era molto preoccupato anche se sembrava calmo. Era rimasto tutta la notte a scrivermi messaggi di lasciare il Giappone immediatamente e non riceveva risposta, perche non mi mandava i messaggi sul cellulare. Le notizie in Italia erano terribili, molto di piu che in Giappone e a volte anche false (su questo poi scrivero` un blog a parte). "O napoletano", cercava di tranquillizzarmi, ma dopo la telefonata, mi sono sentita costretta a partire, anche se non volevo.
Partire e per dove? non certo in Italia, volevo stare per quanto possibile il piu` vicino a Tokyo. Il Titti mi ha detto di uscire dal Giapppone, ma molto mi hanno detto "torna a casa presto". CASA bella parola, la mia casa, la mia vita e` Tokyo. Ho lasciato il lavoro, gli amici, i padroni di casa che sono cosi` carini, la mia casa con la biancheria ancora stesa, le pulizie a meta`, la verdura apena comprata nel frigo. Non volevo lasciare la MIA CASA non cosi`, scappando e lasciando gli altri li`.
Nel frattempo avevo anche sentito M. "la gattara", che era a Osaka. Doveva partire il giorno dopo da Narita che ci faceva a Osaka!!!!!!! Non avevo ben capito la situazione, ma questo mi aveva preoccupato anche se pensandoci (e in quel momento iniziavo a "non pensare") considerando i Black Out che c'erano a Tokyo era semplicemente un problema tecnico e che non sarebbe stato possibile tenere attivo l'aeroporto al 100% . Poi ho parlato con il suo amico A. "l'interprete", lui e` giapponese, ma mi ha detto che si era informato bene, che cio` che dicevano alla Tv non era completamente vero e che il rischio c'era come diceva il Titti. Mi e` salita un`angoscia cosi` forte che e` subentrato il panico. Ho telefonato un sacco di volte all'Alitalia senza successo e l'unica volta che sono riuscita a prendere la linea il cellulare si e` scaricato. Intanto K. e F. cercavano di tranquillizzarmi e hanno preparato la cena. Ho mangiato, ma con ansia、e il mal di testa mi assaliva. Ho continuato a cercare su internet che cosa non lo so. L'unica cosa che sono riuscita a concludere e` stato di chiamare un taxi per la mattina dopo.
Ho salutato F. e K. che il giorno dopo probabilmente se ne sarebbero andati a fare un giro nlla zona di Nagoya. Ho continuato a ricercare su internet il nulla e sfinita all'una sono andata a dormire piangendo, non avevo scelta dovevo partire e non volevo partire
La calma
Questa mattina per fortuna K. non aveva piu la febbre, quindi non siamo andate in ospedale.
La situazione non era cambiata, ma eravamo tutti un po' stanchi avevamo bisogno di distrarci, allora abbiamo deciso di fare un giro per la citta`.
Siamo andati a mangiare in un ristorantino economico. Una specialita` della zona di Nagoya e` AkaMiso con cui si fanno le zuppe e anche i condimenti per la carne, era molto buono.
Io ero con la valigia rotta quindi dovevo comprarne una e il piccolo tornado voleva vedere il castello. Prima siamo andati nella zona dei negozi, nonostante fosse marzo c'era un vento freddissimo che si incanalava tra i palazzi e ci siamo infilati nei Departement Store. 
Dopo le mie compere, abbiamo ripreso la metro e siamo andati al castello. E` una ricostruzione di un antico castello, ma comunque interessante. abbiamo visto dall`alto tutta la citta` e si vedeva anche la linea Shinkansen che si insinua tra i palazzi. Dopo la visita ci siamo presi un teino e ci siamo ridiretti verso casa
Nonostante Tokyo non fosse lontanissima, ci sentivamo abbastanza sicuri, ma sempre in contatto con gli amici. Pero mi e` arrivata una mail dall`Italia che mi ha allarmata e non vedevo l`ora di arrivare per poter usare internet
martedì 15 marzo 2011
Nagoya seconda parte
Arrivata a Nagoya ho incontrato i miei amici e poi sono andata a prendere F. "o napoletano", la moglie K. e il figlio M. alla stazione e insieme abbiamo passato il pomeriggio e mangiato insieme. Il piccolo M. e` un tornado quando parte non lo ferma piu nessuno e K. poverina e` stanca a stargli sempre dietro, anche perche` sara in arrivo un M2, speriamo meno tornado del primo.
Nel frattempo pero` io e "o napoletano" ci siamo tenuti informati sulla situazione.
Ho chiamato il servizio consolare di Osaka e abbiamo dato i nostri dati. Ci hanno detto che la situazione a Tokyo non e` pericolosa e che comunque l'emergenza non e` prevista per la zona di Nagoya.
Per quanto riguarda la situazione delle centrali per ora l'emergenza e` momentanemente rientrata.
Questo e` l ultimo bollettino informativo http://www.ambtokyo.esteri.it/Ambasciata_Tokyo/Archivio_News/InformazioniAiConnazionali_2_1503_2300.htm
Questo non significa che sono completamente tranquilla, ma per ora siamo al sicuro. Domani mattina io e K. andiamo un attimo all'ospedale, lei per il raffreddore e io per quel cavolo di allergia ai pollini sdel Sugi (pino giapponese) . Valutiamo la situazione e vediamo se spostarci. Io sarei propensa verso Osaka, ma pensavamo anche di fare un saltino a Seoul.
Qui sono gia le 2.
Buonanotte a tutti
Nel frattempo pero` io e "o napoletano" ci siamo tenuti informati sulla situazione.
Ho chiamato il servizio consolare di Osaka e abbiamo dato i nostri dati. Ci hanno detto che la situazione a Tokyo non e` pericolosa e che comunque l'emergenza non e` prevista per la zona di Nagoya.
Per quanto riguarda la situazione delle centrali per ora l'emergenza e` momentanemente rientrata.
Questo e` l ultimo bollettino informativo http://www.ambtokyo.esteri.it/Ambasciata_Tokyo/Archivio_News/InformazioniAiConnazionali_2_1503_2300.htm
Questo non significa che sono completamente tranquilla, ma per ora siamo al sicuro. Domani mattina io e K. andiamo un attimo all'ospedale, lei per il raffreddore e io per quel cavolo di allergia ai pollini sdel Sugi (pino giapponese) . Valutiamo la situazione e vediamo se spostarci. Io sarei propensa verso Osaka, ma pensavamo anche di fare un saltino a Seoul.
Qui sono gia le 2.
Buonanotte a tutti
Nagoya prima parte
A parte un post non ho scritto il blog, ma oggi e' un giorno un po speciale.
Sono riuscita a comunicare con la famiglia e gli amici. Ma ho deciso di scrivere per poter tranquillizzare tutti che sto bene e non sono da sola, ma con una bella famigliola e mi trovo a Nagoya.
Ieri ho passato tutto il giorno in casa facendo le pulizie, tenendo pero sempre internet collegato. La mattina ero tranquilla e le notizie non erano preoccupanti.
Arrivata la sera pero ho iniziato a preoccuparmi e ho preparato intanto le cose indispensabili per partire.
Sono poi andata a dormire e risvegliata da una bella scossetta di terremoto alle 5.00 di mattina. Il terremoto non mi fa paura. Tokyo tiene botta e anche casa mia, niente e' caduto, niente si e' rotto. Pero come tutti i giapponesi ho controllato la situazione su internet (dato che non ho la tv) . Ho chattato con un'amica per sapere come stava e pensavo di tornare a dormire. Pero non c'era nessuna notizia chiara sulla centrale di Fukushima ho letto solo qualche breve articolo in giapponese che non riuscivo a capire bene nel frattempo si sono fatte le 6.00 e in quel momento ho iniziato a fare le valigie, sempre pero' in dubbio se partire o no. Nel frattemo ho chattato con un altra amica e poi ho contattato FB che vive a Nagoya, che si e' offerto di ospitarmi a casa sua e cosi` sono partita.
Sono riuscita a comunicare con la famiglia e gli amici. Ma ho deciso di scrivere per poter tranquillizzare tutti che sto bene e non sono da sola, ma con una bella famigliola e mi trovo a Nagoya.
Ieri ho passato tutto il giorno in casa facendo le pulizie, tenendo pero sempre internet collegato. La mattina ero tranquilla e le notizie non erano preoccupanti.
Arrivata la sera pero ho iniziato a preoccuparmi e ho preparato intanto le cose indispensabili per partire.
Sono poi andata a dormire e risvegliata da una bella scossetta di terremoto alle 5.00 di mattina. Il terremoto non mi fa paura. Tokyo tiene botta e anche casa mia, niente e' caduto, niente si e' rotto. Pero come tutti i giapponesi ho controllato la situazione su internet (dato che non ho la tv) . Ho chattato con un'amica per sapere come stava e pensavo di tornare a dormire. Pero non c'era nessuna notizia chiara sulla centrale di Fukushima ho letto solo qualche breve articolo in giapponese che non riuscivo a capire bene nel frattempo si sono fatte le 6.00 e in quel momento ho iniziato a fare le valigie, sempre pero' in dubbio se partire o no. Nel frattemo ho chattato con un altra amica e poi ho contattato FB che vive a Nagoya, che si e' offerto di ospitarmi a casa sua e cosi` sono partita.
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